
La Democrazia Cristiana considera quanto accaduto a Ravenna non un semplice fatto di cronaca, ma la prova definitiva del collasso dell’autorità dello Stato nella tutela della legalità quotidiana.
Tre soggetti responsabili di un furto organizzato, fermati dopo un’azione coordinata delle forze dell’ordine, resisi protagonisti di danneggiamenti e tentativi di fuga, sono stati rimessi in libertà nel giro di poche ore. Questo non è un incidente procedurale. È l’esito coerente di un sistema che ha scelto di non difendere più la comunità.
Il Parlamento ha una responsabilità politica gravissima. Da anni produce norme che disarmano lo Stato davanti alla criminalità diffusa, trasformando concetti fondamentali come flagranza, recidiva e pericolosità sociale in gusci vuoti. Si è preferito proteggere l’impianto ideologico del garantismo a ogni costo, anche quando questo significa garantire l’impunità.
La magistratura, pur nella sua autonomia costituzionale, non può continuare a ignorare le conseguenze concrete delle proprie decisioni. Applicare la legge senza interrogarsi sull’effetto reale che produce equivale a lavarsene le mani. La giustizia che rinuncia alla tutela della collettività non è neutrale: prende posizione, e la prende contro i cittadini onesti.
In questo schema:
- chi delinque apprende che il rischio è minimo;
- chi lavora apprende che lo Stato non lo protegge;
- chi indossa una divisa apprende che il proprio lavoro può essere annullato da un atto amministrativo.
Questo non è equilibrio dei poteri. È paralisi istituzionale.
È uno Stato che arresta per finta, processa senza incidere, punisce mai.
La Democrazia Cristiana rifiuta questa deriva. Rifiuta l’idea che la sicurezza sia un tema “sensibile” da maneggiare con timidezza. Rifiuta l’idea che l’ordine pubblico sia un fastidio culturale. Senza sicurezza non esiste libertà, ma solo abbandono.
Chi continua a difendere questo sistema deve assumersene la responsabilità politica davanti al Paese:
la responsabilità di aver reso conveniente l’illegalità e svantaggiosa la legalità.
Non servono dichiarazioni di principio. Servono scelte nette:
- leggi che tornino a colpire chi delinque,
- strumenti cautelari realmente applicabili,
- una giustizia che torni a distinguere tra tutela dei diritti e deresponsabilizzazione sistemica.
Ogni ulteriore indugio non sarà più leggibile come prudenza, ma come complicità passiva.
Ravenna non è un’eccezione. È la norma che avanza.
E uno Stato che accetta questa norma ha già smesso di governare.
Giovanni Morgese
Vice Segretario Nazionale
Democrazia Cristiana
Giorgio Cavazzoli
Vice Segretario Nazionale
Democrazia Cristiana

