La Democrazia Cristiana della Provincia di Ravenna interviene sul caso, riportato dagli organi di stampa locali, della cittadina ucraina Inna Bevz, rifugiata di guerra, alla quale la Prefettura di Ravenna nega l’accoglienza presso una struttura di Mensa Matellica a causa della presenza del proprio cane d’affezione, “Sherlock”.

Un caso che non può essere ridotto a una mera applicazione burocratica di regolamenti interni, ma che interpella direttamente il modello di accoglienza, di umanità e di tutela delle persone fragili che le istituzioni sono chiamate a garantire.

La Regione Emilia-Romagna, con la Deliberazione di Giunta n. 1304 del 4 agosto 2025, ha espresso una linea politica chiara, riconoscendo il valore del binomio persona–animale quale elemento di equilibrio psicofisico, riduzione dello stress e supporto emotivo per le persone in condizioni di fragilità e consentire e regolamentare la presenza degli animali d’affezione nelle strutture socio-assistenziali.

Pur nella consapevolezza che tale delibera non sia formalmente rivolta ai centri di accoglienza per rifugiati, essa rappresenta un indirizzo politico e culturale preciso, che dovrebbe orientare anche l’azione delle articolazioni territoriali dello Stato, chiamate ad applicare i principi di ragionevolezza, proporzionalità e dignità della persona.

Ancor più dato che la presenza del cane d’affezione era ben nota già al monento della ricerca di un diverso centro di accoglienza per la signora Inna e Sherlock, in previsione della chiusura, il 31 dicembre 2025, di quello in cui erano da tempo ospitati.

Nel caso della sig.ra Inna Bevz, rifugiata da un contesto di guerra, il cane non costituisce un elemento accessorio, ma un riferimento affettivo essenziale, capace di garantire stabilità emotiva in una fase di estrema vulnerabilità.

Un diniego automatico rischia di tradursi in un’accoglienza solo formale, in contrasto con lo spirito delle norme nazionali ed europee.

La Democrazia Cristiana sollecita il Prefetto di Ravenna a un riesame immediato del provvedimento adottato, mettendo l’azione amministrativa a confronto con la linea politica regionale e con i principi costituzionali di solidarietà e tutela della dignità umana.

Contestualmente, invitiamo il Presidente della Regione Emilia-Romagna a intervenire, nell’ambito delle proprie prerogative istituzionali, affinché siano tutelati i diritti della donna e venga assicurata un’accoglienza coerente con i valori e gli indirizzi espressi dalla Regione stessa.

Riteniamo infatti che la coerenza tra indirizzo politico regionale e prassi amministrative sul territorio sia un elemento imprescindibile per garantire credibilità alle istituzioni e fiducia nei confronti dei cittadini e delle persone accolte.

Le regole sono necessarie, ma non possono diventare un alibi per rinunciare all’umanità, soprattutto quando si tratta di chi fugge dalla guerra e chiede protezione.


Giovanni Morgese
Segretario Provinciale
Democrazia Cristiana – Ravenna

Stefano Bandini
Responsabile Rapporti con Forze di Polizia e Associazioni
Democrazia Cristiana – Ravenna

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