Come mamma, , sento il bisogno di fermarmi.
Di fermarmi davanti al dolore che arriva dalla Svizzera, davanti a una tragedia che ci ricorda quanto la vita possa essere fragile, improvvisamente, ingiustamente.
Quando accade qualcosa di simile, i confini smettono di avere significato.
Perché il dolore di una madre, di un padre, di una famiglia, parla una lingua che tutti comprendiamo. È un dolore che non ha passaporto.
A nome mio, e a nome di chi crede che la politica debba prima di tutto prendersi cura delle persone, esprimo la più sincera vicinanza alle vittime, ai loro cari, a un Paese che oggi soffre.
Vi siamo accanto, con rispetto e silenzio, come si fa quando le parole non bastano ma la presenza conta.
Da mamma, penso ai figli.
Penso alle domande che restano sospese, agli abbracci che mancano, a quel senso di vuoto che nessuna dichiarazione potrà colmare. Ed è proprio da lì che la politica deve ripartire: dalla responsabilità di proteggere la vita, di prevenire, di non voltarsi mai dall’altra parte.
In momenti come questi, non servono slogan.
Serve umanità. Serve cooperazione. Serve ricordare che la sicurezza, la cura e la dignità delle persone devono essere sempre al centro delle nostre scelte.
Alla Svizzera va il nostro pensiero, il nostro rispetto e la nostra solidarietà.
Perché oggi il vostro dolore è anche un po’ il nostro….
VERONICA GRANVILLANO

Commissario regionale in Emilia Romagna del Movimenento Femminile della Democrazia Cristiana

—-a cura del Coordinamento nazionale ed interregionale della comunicazione della Democrazia Cristiana—–

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