Quanto accaduto nella seduta del Consiglio comunale di Ravenna del 13 ottobre è una vicenda che merita una risposta politica chiara. Non bastano le polemiche del giorno dopo, le giustificazioni di partito o le scuse individuali: occorre ristabilire il principio che le istituzioni vengono prima delle convenienze personali e delle appartenenze politiche.

I protagonisti sono noti: Nicola Staloni, consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha pronunciato una bestemmia a microfono aperto; Alberto Ancarani, capogruppo di Forza Italia, salito in piedi sul banco del Consiglio per protesta; Eugenio Fusignani, vicesindaco del PRI, la cui assenza iniziale ha dato origine alla contestazione.

Tre situazioni differenti, tre responsabilità da valutare separatamente. Ma un’unica domanda politica: chi amministra e chi rappresenta i cittadini deve o no rispondere del proprio comportamento?

A Nicola Staloni riconosciamo di aver chiesto pubblicamente scusa. È un gesto apprezzabile, ma non può chiudere automaticamente ogni valutazione istituzionale. Chiediamo che la Presidenza del Consiglio e gli uffici competenti verifichino la corretta verbalizzazione dell’accaduto, anche attraverso la registrazione della seduta, e accertino se ricorrano i presupposti per eventuali provvedimenti previsti dalla normativa.

Non pretendiamo sanzioni automatiche, né intendiamo sostituirci agli organi competenti. Pretendiamo, però, che la vicenda non venga semplicemente archiviata perché il protagonista appartiene alla maggioranza.

Ad Alberto Ancarani diciamo altrettanto chiaramente che la protesta politica, anche quando nasce da una contestazione legittima, non autorizza a trasformare il Consiglio comunale in un palcoscenico. Il decoro istituzionale non può essere invocato soltanto contro gli avversari.

Per quanto riguarda Eugenio Fusignani, chiediamo al sindaco Alessandro Barattoni di chiarire le circostanze dell’assenza iniziale e di verificare se esistano precedenti analoghi. Il PRI sostiene che indisponibilità e ritardi fossero stati comunicati preventivamente: anche questa versione merita di essere considerata. Ma la questione politica resta: se emergesse una reiterata indisponibilità a garantire la presenza istituzionale quando necessaria, il sindaco dovrebbe valutarne le conseguenze, fino a chiedere al proprio vicesindaco di rimettere il mandato.

Sindaco Barattoni, veniamo al punto che conta davvero.

In passato, il Consiglio comunale ha chiesto le dimissioni della consigliera di Fratelli d’Italia Anna Greco, in relazione alle sue dichiarazioni sulla deputata Ouidad Bakkali.

Non sosteniamo che i due casi siano identici. Sarebbe un paragone improprio. Poniamo, invece, una questione di coerenza: il rigore istituzionale deve valere per tutti, oppure cambia a seconda del partito di appartenenza?

Sindaco, chiarisca: non si può pretendere severità dagli altri e poi diventare improvvisamente comprensivi quando i protagonisti appartengono alla propria maggioranza.

La Democrazia Cristiana non chiede processi sommari. Chiede che i fatti siano accertati, che le regole siano applicate e che le responsabilità politiche vengano assunte fino in fondo.

Per questo chiediamo a Barattoni di prendere pubblicamente posizione, di attivarsi affinché siano verificate le procedure conseguenti alla bestemmia pronunciata in aula e di valutare le responsabilità dei protagonisti, senza escludere la richiesta di dimissioni quando i fatti accertati la rendano politicamente necessaria.

Le istituzioni non sono proprietà dei partiti. Il Consiglio comunale appartiene ai cittadini di Ravenna.

E il rispetto dovuto ai cittadini non può avere due pesi e due misure.

Giovanni Morgese
Segretario provinciale
Democrazia Cristiana – Ravenna

A cura del Coordinamento nazionale ed interregionale della comunicazione della Democrazia Cristiana

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