
TREDOZIO, L’AMMINISTRAZIONE DELLE PROMESSE MANCATE: I PROBLEMI RESTANO, LE SOLUZIONI NON ARRIVANO E LE RESPONSABILITÀ SI SCARICANO SUGLI ALTRI
Dal nido mai aperto al trasporto scolastico, dal commercio che scompare alla ricostruzione ancora senza certezze: il paese aspetta risposte, mentre l’Amministrazione continua a non assumersi le proprie responsabilità.
A Tredozio il problema non è soltanto quello che non viene fatto. È anche il modo in cui si cerca continuamente di giustificare ciò che non si fa: la responsabilità sembra essere sempre di qualcun altro. A volte degli enti superiori, a volte delle circostanze, altre volte, addirittura, dei cittadini.
È questo il quadro che emerge dalle tre interrogazioni consiliari presentate il 20 ottobre dalla consigliera comunale Simona Vietina, sulle quali, ad oggi, non è ancora arrivata alcuna risposta.
Partiamo dall’asilo nido, forse l’esempio più emblematico. La riapertura era stata prospettata, gli spazi erano stati individuati e predisposti dalla precedente Amministrazione, ma il servizio non è mai partito. L’attuale amministrazione, forse proprio per scoraggiare le iscrizioni ed evitare di sovvenzionare l’apertura dell’asilo, aveva fissato una retta di 450 euro mensili, uguale per tutti, senza alcuna modulazione ISEE. Una cifra che ha scoraggiato proprio le famiglie che avevano maggiormente bisogno del servizio e che, in alcuni casi, hanno trovato soluzioni economicamente più convenienti fuori Comune. Non si può annunciare un servizio e poi stabilire condizioni che rischiano di impedirne la realizzazione, per concludere che sono i cittadini a non averlo voluto.
C’è poi la questione del trasporto scolastico. Il servizio viene ripristinato, ma per chi? È stato chiesto di chiarire se ne potranno usufruire tutte le famiglie che ne hanno necessità, comprese quelle residenti nel centro abitato, oppure soltanto quelle del forese. Un servizio pubblico deve rispondere ai bisogni reali, non creare cittadini di serie A e di serie B. Anche su questo, però, attendiamo risposte.
E mentre il paese perde progressivamente pezzi della propria vita economica, il centro storico rischia di diventare sempre più vuoto. Sono previste le chiusure di tre attività fondamentali: lo storico Bar Derna, l’unico negozio di generi alimentari e la lavanderia. Quali iniziative sono state assunte per evitarlo? Sono stati incontrati i titolari? Esistono contributi, agevolazioni fiscali, sostegni agli affitti o alle utenze? Oppure ci limiteremo a prendere atto, una dopo l’altra, delle saracinesche abbassate?
Nel frattempo si parla anche di limitare o chiudere il centro storico al traffico. Ma con quali parcheggi? Con quale piano di rilancio commerciale? Con quali garanzie di accessibilità per anziani e persone con difficoltà motorie? Prima di introdurre nuove restrizioni, sarebbe necessario avere una strategia, non improvvisare decisioni che potrebbero dare il colpo di grazia alle pochissime attività rimaste.
C’è anche il problema della nuova sede dell’ufficio postale, sulla quale i cittadini hanno segnalato barriere architettoniche che renderebbero impossibile, l’accesso a persone con mobilità ridotta. Il Comune ha verificato la situazione con Poste Italiane? Ha chiesto interventi? Anche qui, silenzio e interrogativi.
E che dire degli edifici ancora inagibili dopo il terremoto? L’ex Palazzo del Fascio, che ospitava la biblioteca comunale, è ancora da recuperare. La nuova biblioteca era stata predisposta dalla precedente Amministrazione, ma si segnala che alcune persone continuerebbero ad accedere ai vecchi locali, nonostante l’inagibilità. Chi controlla? Chi garantisce la sicurezza? A che punto sono gli accordi con il Commissario alla ricostruzione? Quali risorse sono disponibili, quali edifici sono prioritari e soprattutto quando partiranno i lavori? Manca, a quanto risulta, una visione complessiva e un cronoprogramma pubblico per la rinascita del centro storico, ma ancora di piò manca l’impegno dell’amministrazione nel risolvere i problemi evidenziati.
Il problema, dunque, non è un singolo servizio che manca o un singolo intervento che ritarda. È l’assenza di una direzione politica riconoscibile.
Tredozio ha bisogno di un’Amministrazione che governi, che programmi, che cerchi soluzioni e che si assuma la responsabilità delle proprie scelte. Non di un’Amministrazione che si limita ad annunciare, rinviare e, quando qualcosa non funziona, cercare altrove i responsabili.
Un Comune montano che perde abitanti, servizi e attività commerciali non può permettersi il lusso dell’immobilismo. Non bastano le dichiarazioni, non bastano le promesse, non basta dire che le risorse non ci sono o che i cittadini non partecipano. Amministrare significa anche trovare alternative, costruire opportunità e assumersi il peso delle decisioni.
Le interrogazioni presentate chiedono cose molto semplici: fatti, atti, risorse, responsabilità e tempi certi. Non polemiche, ma risposte dovute a tutta la comunità.
Perché un paese non muore soltanto quando chiudono i negozi o quando le famiglie se ne vanno. Muore anche quando chi lo amministra smette di progettare il futuro e si abitua a non dare risposte.
E Tredozio merita molto di più.
On. Simona Vietina
A cura del Coordinamento nazionale ed interregionale della comunicazione della Democrazia Cristiana

