Il rosso del 2025 è di 861 mila euro. Bandini: «Servono chiarezza e responsabilità». Morgese: «La crisi può diventare l’occasione per un progetto di lungo periodo»

RAVENNA — Ottocentosessantunomila euro di perdita non sono un dettaglio contabile. Sono un dato che impone una riflessione sulla situazione della Parco della Salina di Cervia, società partecipata per il 92% da soggetti pubblici e nella quale il Comune di Cervia detiene il 56% delle quote.
La Democrazia Cristiana della provincia di Ravenna interviene sulla vicenda senza volerla trasformare nell’ennesimo scontro tra maggioranza e opposizione. Ma proprio perché si tratta di una realtà a prevalente capitale pubblico, ritiene necessario che, prima di affrontare il ripianamento della perdita, vengano chiarite le cause che hanno determinato il risultato del 2025.
«Non cerchiamo colpevoli da mettere alla gogna — osserva Stefano Bandini, dirigente provinciale della Dc — ma è doveroso capire come si sia arrivati a una perdita di questa dimensione. Gli effetti dell’alluvione e le condizioni meteorologiche hanno certamente inciso sulla produzione del sale. Occorre però distinguere ciò che dipende da fattori straordinari da ciò che riguarda le diverse attività della società».
Tra gli elementi da approfondire c’è anche l’attività del ristorante Acervum, indicata nelle ricostruzioni della vicenda tra le componenti che avrebbero inciso sul deficit, insieme alla scarsissima produzione di sale del 2025.
«Su questo non servono interpretazioni politiche — aggiunge Bandini — servono numeri e documenti. Qual era il piano economico? Quali risultati erano previsti? Quali costi sono stati sostenuti? E quali correttivi sono stati adottati davanti alle eventuali difficoltà? Sono domande legittime quando si parla di una società partecipata».
Il tema si intreccia con la decisione della Provincia di Ravenna di cedere il proprio 18% della società. La possibile acquisizione da parte delle Terme di Cervia, che attualmente detengono il 9%, porterebbe queste ultime, qualora l’operazione venga perfezionata, al 27% del capitale. Il Corriere Romagna riferisce che le Terme intendono esercitare il diritto di prelazione, ma la procedura deve ancora essere formalizzata.
Morgese: «Non fermiamoci al ripianamento»
Per Giovanni Morgese, segretario provinciale della Democrazia Cristiana, è proprio questo il momento nel quale la politica dovrebbe guardare oltre l’emergenza.
«Dobbiamo tenere distinti due piani. Da una parte ci sono i conti e la necessità di capire con precisione che cosa sia accaduto. Dall’altra c’è il futuro. Non possiamo passare mesi a discutere soltanto di chi debba ripianare la perdita senza decidere quale Salina vogliamo costruire per i prossimi anni».
L’eventuale rafforzamento della presenza delle Terme, secondo Morgese, può rappresentare un’opportunità.
«Tra Salina e Terme esiste una connessione concreta: le Terme utilizzano fanghi e acque madri provenienti dalla Salina. Se questa relazione viene trasformata in una strategia industriale più ampia, può diventare un punto di forza per tutto il territorio».
La proposta della Dc è quindi quella di costruire un piano strategico pluriennale, con obiettivi verificabili e una verifica annuale dei risultati.
«La Salina deve essere contemporaneamente un patrimonio ambientale, una realtà produttiva e una risorsa turistica. Il pubblico può investire, quando è in gioco un patrimonio strategico, ma ogni investimento deve essere collegato a obiettivi, tempi e responsabilità precise», sottolinea Morgese.
La Democrazia Cristiana propone quindi un confronto tra Comune di Cervia, Terme, Regione, Provincia, Parco del Delta del Po e Camera di Commercio, finalizzato a definire investimenti, governance e obiettivi economici, senza sovrapporre ruoli e responsabilità.
«Non siamo per abbandonare la Salina, ma nemmeno per considerare il ripianamento delle perdite come una soluzione sufficiente — aggiunge Bandini —. Se si interviene con risorse pubbliche o con nuovi assetti societari, bisogna contemporaneamente affrontare le criticità che hanno prodotto il risultato negativo».
Morgese invita infine a non trasformare la vicenda in una contrapposizione ideologica.
«La Salina non è né di destra né di sinistra. È un patrimonio di Cervia e della Romagna. Proprio per questo merita una discussione seria, basata sui numeri e non sulle tifoserie. Prima bisogna capire. Poi correggere ciò che eventualmente non ha funzionato. E infine avere il coraggio di guardare oltre il prossimo bilancio».
La perdita di 861.316 euro, dunque, non dovrebbe rappresentare soltanto il conto di una crisi da ripianare, ma l’occasione per interrogarsi sul futuro di un patrimonio che il Comune di Cervia e gli altri soci pubblici sono chiamati a tutelare e, allo stesso tempo, a rendere economicamente sostenibile.


A cura del Coordinamento nazionale ed interregionale della comunicazione della Democrazia Cristiana

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