RAVENNA – Centinaia di agricoltori hanno manifestato al porto di Ravenna per denunciare il crollo del prezzo del grano e l’aumento delle importazioni estere. Per la Democrazia Cristiana il problema non riguarda soltanto il comparto agricolo, ma investe direttamente il futuro del Made in Italy alimentare.

Il tema non è solo il prezzo

Secondo Giovanni Morgese e Stefano Bandini, dirigenti provinciali della DC, la questione non può essere ridotta a una semplice oscillazione di mercato.

“Difendere il grano italiano significa difendere il lavoro delle nostre imprese agricole, la qualità delle produzioni e la sicurezza alimentare del Paese. Non possiamo accettare che chi produce in Italia sia schiacciato da una concorrenza che spesso non rispetta gli stessi standard richiesti ai nostri agricoltori.”

I dirigenti democristiani parlano di concorrenza distorta, sostenendo che agli agricoltori italiani vengono imposti costi, vincoli ambientali e controlli rigorosi, mentre sul mercato entrano prodotti provenienti da Paesi soggetti a regole differenti.

“Il libero mercato può funzionare solo se le regole sono uguali per tutti. Se l’Europa chiede standard elevati ai propri produttori, deve pretendere gli stessi standard da chi esporta sul nostro mercato. Oltre che una questione economica di interesse fondamentale per il paese, è una questione che attiene la salute dei consumatori.”

L’appello al Consiglio Comunale

Nel comunicato la Democrazia Cristiana compie anche un passo politico ulteriore, chiedendo un coinvolgimento diretto delle istituzioni locali.

“Rivolgiamo un appello al Consiglio Comunale di Ravenna affinché, al di là delle appartenenze politiche, venga approvato un ordine del giorno unitario a sostegno del comparto cerealicolo italiano e delle istanze espresse dagli agricoltori mobilitati al porto.”

L’obiettivo, spiegano Morgese e Bandini, è fare in modo che Ravenna – principale scalo cerealicolo dell’Adriatico – diventi promotrice di una richiesta condivisa da inviare a Governo, Parlamento, Regione Emilia-Romagna e rappresentanti italiani nelle istituzioni europee.

Tra le richieste avanzate: maggiore trasparenza sull’origine delle materie prime, controlli più rigorosi sulle importazioni, contrasto alle speculazioni lungo la filiera e misure per garantire una remunerazione sostenibile ai produttori.

Una battaglia che va oltre la categoria

La Democrazia Cristiana insiste sul fatto che la questione non debba essere letta come una rivendicazione corporativa.

“Dietro ogni campo coltivato c’è un’impresa, una famiglia e una comunità. Se l’agricoltura italiana arretra, arretra anche il presidio del territorio, l’occupazione e la capacità del Paese di garantire la propria sovranità alimentare.”

Per questo, concludono i dirigenti DC, la tutela del Made in Italy agricolo deve diventare una priorità nazionale:

“Quando è in gioco il futuro dell’agricoltura italiana, la politica deve saper superare le divisioni e parlare con una sola voce. Difendere chi produce in Italia significa difendere l’Italia.”


A cura del Coordinamento nazionale ed interregionale della comunicazione della Democrazia Cristiana

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