
RAVENNA – «Le criticità denunciate dal COISP, sindacato della Polizia di Stato, non possono essere archiviate come semplici lamentele. Al contrario, rappresentano un campanello d’allarme che le istituzioni hanno il dovere di raccogliere». La Democrazia Cristiana interviene dopo la nota sindacale relativa all’ultimo sbarco della nave Open Arms, esprimendo solidarietà agli operatori impegnati nelle procedure di identificazione dei migranti e chiedendo un deciso cambio di passo sul piano organizzativo.
«Desideriamo innanzitutto riconoscere il ruolo svolto dall’organizzazione sindacale COISP – afferma Giovanni Morgese, segretario provinciale della Democrazia Cristiana –. Se oggi l’opinione pubblica è venuta a conoscenza di problematiche che riguardano direttamente le condizioni di lavoro dei poliziotti è perché qualcuno ha avuto il senso di responsabilità di denunciarle. Il sindacato ha fatto il proprio dovere, nell’interesse dei lavoratori ma anche della qualità del servizio reso allo Stato e ai cittadini.»
Per la Democrazia Cristiana il tema non riguarda il dibattito politico sull’immigrazione, bensì il rispetto di chi è chiamato a garantire legalità e sicurezza.
«Ravenna – prosegue Morgese – è ormai da anni uno dei porti individuati per gli sbarchi. Proprio per questo sorprende che, dopo ventisette operazioni, non sia stata ancora individuata una struttura stabile e adeguatamente attrezzata per svolgere tutte le attività di identificazione e di polizia. Continuare a organizzare ogni sbarco come se fosse un evento straordinario significa scaricare inevitabilmente il peso dell’organizzazione, che spetta ad altri enti, sul personale operativo di polizia.»
Nel mirino anche quanto evidenziato nella nota sindacale riguardo all’allestimento delle postazioni di lavoro.
«I poliziotti hanno sempre dimostrato spirito di servizio e disponibilità ad affrontare qualsiasi emergenza – osserva Stefano Bandini, responsabile provinciale della Democrazia Cristiana per i Rapporti con le Forze di Polizia –. Tuttavia non può diventare normale che siano gli stessi poliziotti a dover eseguire attività di facchinaggio per liberare gli ambienti da tavoli, sedie e attrezzature al fine rendere utilizzabili i locali individuati di volta in volta. Una cosa è affrontare un’esigenza eccezionale, altra è trasformare questa attività in una prassi organizzativa. Le Forze di Polizia devono essere messe nelle condizioni di svolgere le funzioni per cui sono preparate: garantire sicurezza, identificazioni e ordine pubblico.»
Bandini aggiunge che «se, dopo tanti sbarchi, persistono le medesime criticità logistiche, significa che il problema non è più episodico ma strutturale. È quindi necessario che tutti gli enti coinvolti, ciascuno secondo le proprie competenze, individuino una soluzione definitiva, evitando che inefficienze organizzative ricadano ogni volta sul personale della Polizia di Stato».
La Democrazia Cristiana ricorda come la gestione degli sbarchi coinvolga numerosi soggetti istituzionali, coordinati dalla Prefettura, e sottolinea che proprio per questo «è indispensabile un’organizzazione preventiva che consenta agli operatori di lavorare in condizioni adeguate e con strumenti già predisposti».
«Esprimiamo il nostro ringraziamento alle donne e agli uomini della Polizia di Stato – conclude Morgese – e ribadiamo il nostro sostegno alle organizzazioni sindacali che, con equilibrio e responsabilità, continuano a dare voce alle esigenze del personale. Ascoltare chi lavora sul campo non significa fare polemica, ma migliorare l’efficienza dello Stato. Dopo ventisette sbarchi non ci sono più alibi: servono programmazione, strutture adeguate e rispetto per chi indossa ogni giorno una divisa.»
A cura del Coordinamento nazionale ed interregionale della comunicazione della Democrazia Cristiana

