Morgese: “Non confondiamo il ruolo del Comune con quello della stazione appaltante”
Bandini: “Vogliamo conoscere l’atto, il responsabile e la base normativa della clausola”

La Democrazia Cristiana interviene sulla clausola contenuta nella documentazione della procedura di affidamento relativa ai servizi destinati alle persone fragili, tra cui la Stazione di Posta, l’accoglienza notturna e gli operatori di strada.

Una clausola che prevede, per il soggetto affidatario, limiti alla possibilità di fornire agli organi di informazione notizie, dati, interviste o dichiarazioni relative al servizio senza una preventiva autorizzazione della stazione appaltante, accompagnati da previsioni sanzionatorie.

La Democrazia Cristiana ritiene però fondamentale distinguere i diversi livelli di responsabilità.

“Non intendiamo fare confusione tra il Comune di Ravenna, in quanto ente titolare e amministrazione politica, e la stazione appaltante che ha predisposto e gestito concretamente la procedura – dichiara Giovanni Morgese, Segretario provinciale della Democrazia Cristiana –. Proprio per questo chiediamo chiarezza: vogliamo sapere quale ufficio, quale dirigente e quale atto amministrativo abbiano determinato l’inserimento di questa clausola.”

Morgese prosegue:

“Se si tratta di una previsione tecnica della documentazione di gara, venga spiegata e venga indicata con precisione la norma che la giustifica. Se invece riflette un indirizzo dell’Amministrazione comunale, allora il tema diventa evidentemente politico. In entrambi i casi, la trasparenza deve essere totale.”

Per la Democrazia Cristiana, infatti, non è sufficiente una generica giustificazione legata al coordinamento della comunicazione istituzionale.

“Il Comune ha tutto il diritto di organizzare la propria comunicazione e di tutelare la privacy delle persone fragili – sottolinea Morgese –. Ma altra cosa è stabilire, attraverso un capitolato di gara, che il soggetto che gestisce un servizio sociale debba ottenere preventivamente l’autorizzazione della stazione appaltante prima di rilasciare dichiarazioni alla stampa. È su questo punto che chiediamo una spiegazione precisa.”

Interviene anche Stefano Bandini, dirigente della Democrazia Cristiana:

“Non vogliamo attribuire responsabilità senza aver prima ricostruito correttamente la catena amministrativa. Per questo chiediamo di vedere l’atto: chi ha approvato il capitolato? Chi è il responsabile del procedimento? Qual è il provvedimento amministrativo che contiene o recepisce questa previsione? E soprattutto, quale disposizione normativa consente di introdurre una simile limitazione contrattuale?”

Bandini aggiunge:

“La differenza tra Comune e stazione appaltante non è una questione formale. È fondamentale per individuare le responsabilità. Se la clausola è stata predisposta dagli uffici, deve essere spiegata dagli uffici. Se deriva da un indirizzo politico, deve assumersene la responsabilità l’Amministrazione. Quello che non accettiamo è che una questione così delicata rimanga senza un responsabile chiaramente individuabile.”

La Democrazia Cristiana pone quindi alcune domande precise all’Amministrazione comunale e alla stazione appaltante:

1. Qual è l’atto amministrativo con cui è stato approvato il capitolato?

2. Quale ufficio e quale dirigente hanno predisposto la clausola?

3. Qual è la specifica norma sulla quale si fonda il divieto o la limitazione delle dichiarazioni agli organi di informazione?

4. Quali sono esattamente le sanzioni previste e in quali circostanze possono essere applicate?

5. Che cosa si intende concretamente per “danno d’immagine”?

6. La clausola è stata oggetto di un indirizzo politico dell’Amministrazione comunale oppure è una previsione elaborata autonomamente nell’ambito della procedura amministrativa?

“Noi non chiediamo privilegi per chi gestisce i servizi – conclude Bandini –. Chiediamo regole chiare, responsabilità chiare e trasparenza. Se esistono obblighi di riservatezza, vanno rispettati. Se esistono norme sulla privacy, vanno rispettate. Ma non si può utilizzare genericamente la tutela dell’immagine dell’ente per creare un clima nel quale chi lavora nei servizi sociali abbia paura di parlare con un giornalista.”

E Morgese conclude:

“La Democrazia Cristiana difende il principio di una pubblica amministrazione trasparente e responsabile. Il Comune deve governare i servizi, la stazione appaltante deve gestire correttamente la procedura, gli affidatari devono rispettare le regole. Ma nessuno deve confondere il governo del servizio con il controllo preventivo dell’informazione. Su questo pretendiamo chiarezza.”

Giovanni Morgese
Segretario provinciale – Democrazia Cristiana

Stefano Bandini
Dirigente – Democrazia Cristiana

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