Ci hanno riprovato. Dopo aver cancellato le Circoscrizioni nel 2010 per legge dello Stato al fine di tagliare sprechi, il Comune di Ravenna le ha fatte resuscitare con un altro nome: Consigli Territoriali.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le opposizioni non si presentano al voto del 13 dicembre, poi prorogato al 30 maggio 2026, definendolo una farsa. Hanno ragione. Ma la farsa costa.

1. Un istituto nato vecchio

Il Regolamento è del 2021, modificato nel 2022 e nel 2025. Prevede 10 Aree: Centro Urbano, Ravenna Sud, Darsena, Sant’Alberto, Mezzano, Piangipane, Roncalceci, San Pietro in Vincoli, Castiglione, Del Mare.

In ogni Area da 13 a 19 consiglieri a seconda degli abitanti. In totale oltre 150 consiglieri per l’intera città.

Eppure la legge finanziaria per il 2010, art. 2 comma 186 lett. b, L.191/2009, e il successivo D.L. 2/2010 convertito in L.42/2010, hanno soppresso le circoscrizioni per tutti i comuni sotto i 250.000 abitanti. Ravenna ne ha 157.000.

La norma voleva meno poltrone, più efficienza. Ravenna ha risposto creando un doppione mascherato da partecipazione, in attuazione dell’art.8 del TUEL. Un anacronismo giuridico e politico.

2. Un organo che non decide nulla

Leggiamo il Regolamento, Titolo III:

“Il Consiglio Territoriale opera, con funzioni consultive e propositive”

Tradotto: può scrivere pareri, osservazioni, proposte. Ma l’Amministrazione può procedere anche senza.

Art.30 comma 5: “Decorsi i termini […] senza che si siano ricevuti i pareri richiesti, gli organi preposti all’adozione degli atti possono procedere in loro assenza”. In caso di urgenza, basta una comunicazione per conoscenza.

Non amministra, non delibera, non ha bilancio proprio. Elabora “proposte di utilizzo del fondo” e “proposte di priorità sui lavori pubblici” a cui il Sindaco risponde entro 60 giorni con un documento unico.

A coronamento, l’Art.36 prevede per il Presidente la “fascia bicolore con i colori della città”. Folclore istituzionale per un potere inesistente.

Per candidarsi, però, serve un apparato da elezioni politiche: liste presenti in almeno 6 aree su 10, da 20 a 100 firme autenticate per area, contrassegni in doppia misura, autorizzazione del segretario provinciale se usi un simbolo di partito. Un sistema costruito per chi già sta in Comune. Per gli altri, è una corsa a ostacoli.

È normale che l’opposizione lo chiami farsa.

3. I costi: gratuiti non significa gratis

È vero, l’Art.38 recita: “L’attività dei consiglieri e del Presidente è gratuita. Non sono ammesse forme di compenso […] né rimborsi spese”.

Ma chi paga il resto?

  • Il Responsabile del procedimento è il Dirigente del Servizio Decentramento. La Commissione Tecnica è presieduta dal Segretario Generale. Servono uffici elettorali di seggio, liste elettorali cartacee distinte per Consiglio, stampa di schede anche elettroniche, sedi, manifesti.
  • Art.49 e 50: un Servizio comunale dedicato al decentramento e “Strutture per l’esercizio delle attività”: sale, segreterie, sito, personale.
  • Art.47-48: fondi di bilancio per contributi a iniziative sociali, culturali, sportive proposte dai Consigli.
  • Il Collegio dei Presidenti e l’Assemblea dei Consigli che convocano Assessori e dirigenti.

Quanto costa una tornata elettorale per 10 consigli? Tra logistica, personale comunale distolto, informatica e stampa, la stima prudenziale è di decine di migliaia di euro. A cui si aggiunge il costo fisso annuale di un apparato che duplica ciò che già fanno i Comitati Cittadini, le Pro Loco, le parrocchie, le associazioni di volontariato.

Noi democristiani crediamo nel principio di sussidiarietà: lo Stato, il Comune, interviene solo dove la società non ce la fa da sola. Qui si fa l’opposto: si crea un livello istituzionale per fare ciò che la società civile fa già, gratis e meglio.

Ravenna non ha bisogno di 150 consiglieri senza potere. Ha bisogno di meno burocrazia, più ascolto vero, bilanci partecipativi seri, Comitati Cittadini riconosciuti e sostenuti direttamente, senza passare per il filtro di un Consiglio Territoriale che è emanazione della maggioranza.

La Democrazia Cristiana chiede:

  1. Sospensione immediata della procedura elettorale e verifica di legittimità alla luce della legge nazionale sull’abolizione delle circoscrizioni.
  2. Pubblicazione integrale dei costi diretti e indiretti del sistema di decentramento dal 2021 ad oggi.
  3. Sostituzione dei Consigli Territoriali con un Albo dei Comitati Cittadini e Consulte tematiche aperte a tutti, senza liste, senza simboli, senza fasce.

La partecipazione non si fabbrica per regolamento. Si pratica. E non si paga facendola diventare una farsa.

Democrazia Cristiana – Sezione di Ravenna

A cura del Coordinamento nazionale ed interregionale della comunicazione della Democrazia Cristiana

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