«La Democrazia Cristiana tornerà al governo del Paese». Gianpiero Samorì, eletto il 25 ottobre segretario nazionale della DC, annuncia la partecipazione del partito alle prossime elezioni politiche, propone una rivoluzione fiscale e un sistema pensionistico che consenta di smettere di lavorare dopo vent’anni di contributi.
Lo fa in un’intervista a Roberto Poletti nella trasmissione «Il Caffè», in onda su Rai Radio1, affrontando anche gli scandali politici in Sicilia, il rapporto con i mezzi d’informazione e le difficoltà del ceto medio.

Avvocato, imprenditore e docente universitario, Samorì è stato eletto per acclamazione e all’unanimità al XXI Congresso nazionale della Democrazia Cristiana, svoltosi a Roma il 24 e 25 ottobre.

Alla domanda sul perché abbia deciso di guidare il partito, risponde indicando il vuoto che si è creato nella politica italiana.

«Manca una forza fortemente ideologica, fortemente ancorata ai ceti medi e ai ceti medi produttivi, una forza di equilibrio. Negli ultimi anni tutta la politica si è radicalizzata, o a destra o a sinistra. Sembra che non sia più possibile ragionare».

Samorì richiama il ruolo storico della Democrazia Cristiana, capace di trovare compromessi al proprio interno e di rappresentare un elemento di equilibrio nel Paese.

Gli scandali siciliani e la crisi della politica

«Ho visto, Samorì, che lei non le manda a dire a nessuno. Ha detto anche per quanto riguarda la Sicilia: basta, troppi scandali. Non le piacciono i toni forti. Secondo lei la gente ha capito che è il momento di ragionare?», chiede Poletti. E samorì risponde: «L’ha capito perché la vive sulla propria pelle. Sembra che ci sia ormai uno iato, c’è una differenza fondamentale tra le classi dirigenti e tutta la gente. Non la gente in sofferenza: i ceti medi, i professionisti, gli artigiani, i commercianti, i dirigenti, i funzionari e gli impiegati. Perché la vita è diventata difficile per tutti».

«Le soluzioni – continua il segretario – che vengono offerte hanno purtroppo la conseguenza di determinare una concentrazione eccessiva di ricchezza nelle mani di pochissime persone e il ceto medio sta lentamente scivolando verso l’area della preoccupazione».

Samorì richiama anche gli episodi di denaro nascosto in pentole e orologi, sostenendo che certi comportamenti non siano più accettabili «né moralmente, né economicamente, né giuridicamente, né socialmente».

Il ritorno alle elezioni e il rapporto con i media

Come farà la Democrazia Cristiana a tornare sulla scena nazionale? Samorì individua due strumenti: l’organizzazione territoriale e la comunicazione digitale.

«I media sono sostanzialmente bloccati sulle forze politiche che esistono in Parlamento e sui gruppi di potere molto rilevanti nel Paese», sostiene, spiegando che la DC sta rafforzando la propria presenza nelle regioni e punta a utilizzare i social per raggiungere gli elettori.

«Senz’altro ci presenteremo alle elezioni politiche nazionali, perché è un progetto di lungo periodo», annuncia.

Samorì precisa di voler costruire un’organizzazione destinata a sopravvivere alla sua leadership. «Bisogna lasciare le opportunità a quelli che vengono dopo di te. Se si vuole rimanere fino all’ultimo respiro, si corre il rischio di diventare quasi ridicoli».

La prospettiva indicata è quella di riportare la Democrazia Cristiana al governo quanto prima e comunque nell’arco di dieci anni.

La proposta fiscale: tutte le spese detraibili

Il passaggio centrale dell’intervista riguarda il fisco. Samorì propone di modificare il sistema di tassazione, facendo pagare le imposte sul reddito non consumato anziché su quello complessivamente percepito.

«Dobbiamo fare una rivoluzione fiscale completa e dire che d’ora in avanti tutti percepiscono il lordo e le imposte si pagano sul reddito non speso, in modo tale che sia tutto detraibile».

L’obiettivo dichiarato è aumentare il reddito disponibile dei lavoratori e contrastare la concentrazione della ricchezza.

Samorì pone una domanda: «È possibile che uno che guadagna 100 mila euro lavorando tutto l’anno come una bestia paghi 50 mila euro di tasse e uno che guadagna 100 mila euro su Bitcoin o speculando in Borsa ne paghi 26 mila o 30 mila?».

La proposta prevede quindi una revisione del trattamento fiscale dei redditi da lavoro, dei patrimoni e delle rendite finanziarie.

Pensioni: libertà di uscita dopo vent’anni di lavoro

Un’altra proposta riguarda il sistema previdenziale. Samorì sostiene che ogni lavoratore debba poter scegliere quando ritirarsi, dopo aver maturato almeno vent’anni di contributi.

«Non può essere lo Stato a dirti fino a che anno devi lavorare. Dopo vent’anni di lavoro chiunque può andare in pensione quando vuole, ma percepisce una pensione esattamente pari ai contributi che ha versato rispetto alla durata della vita».

Secondo il modello illustrato, il pensionato potrebbe anche tornare a lavorare, ma gli ulteriori contributi versati sarebbero destinati alla collettività e non ad aumentare la sua pensione.

Asili nido nelle aziende per sostenere le famiglie

Samorì propone inoltre incentivi economici e semplificazioni burocratiche per realizzare asili nido all’interno delle aziende.

«Le mamme devono poter portare la mattina i bambini dove lavorano, o i padri dove lavorano», spiega, collegando la disponibilità di servizi per l’infanzia alla possibilità delle famiglie di avere figli.

Il programma che intende costruire, precisa, si richiama alla dottrina sociale della Chiesa e all’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, con l’obiettivo di tradurne i principi in proposte applicabili alla società contemporanea.

Nella conclusione dell’intervista, Samorì torna sulla concentrazione della ricchezza e del potere economico, indicando il rischio di una società nella quale «comandano pochi ricchi, grandi ricchi, qualche gran comitato di Stato e tutti gli altri diventano obbedienti».

«Non è il modello di società che aveva fatto la Democrazia Cristiana, né quello che ha in mente di fare la Democrazia Cristiana».

a cura del COORDINAMENTO NAZIONALE DELLA COMUNICAZIONE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA

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