
DEMOCRAZIA CRISTIANA: IL RINNOVAMENTO È UNA NECESSITÀ. DA PARTITO RADICATO IN SICILIA A GRANDE FORZA POLITICA NAZIONALE
Gianpiero Samorì può essere la guida del nuovo corso della Democrazia Cristiana. Occorre superare i localismi, valorizzare tutte le realtà territoriali e costruire una classe dirigente nazionale, autorevole e rappresentativa.
di Penna Bianca
La Democrazia Cristiana si trova oggi davanti a un passaggio storico fondamentale per il proprio futuro. Il XXI Congresso Nazionale, in programma a Roma il 24 e 25 ottobre 2026, non deve rappresentare soltanto un appuntamento statutario per il rinnovo degli organi dirigenti, ma deve segnare l’inizio di una nuova stagione politica, organizzativa e culturale.
È arrivato il momento di affermare con chiarezza che la Democrazia Cristiana non può e non deve essere considerata un partito prevalentemente siciliano. La Democrazia Cristiana è, per storia, tradizione, valori e vocazione, un grande partito nazionale.
Questo principio non deve essere interpretato come una critica alla componente siciliana, che ha rappresentato e continua a rappresentare una realtà importante della nostra comunità politica.
La Sicilia ha contribuito significativamente alla conservazione della presenza democristiana negli anni difficili che hanno seguito la fine della Prima Repubblica. Questo patrimonio umano, politico e organizzativo merita rispetto, riconoscimento e un’adeguata rappresentanza negli organismi dirigenti nazionali.
Ma proprio perché riconosciamo il valore della componente siciliana, dobbiamo avere il coraggio di affermare che il futuro della Democrazia Cristiana non può essere subordinato agli equilibri politici, alle dinamiche personali o agli interessi territoriali di una sola regione.
La Sicilia deve essere protagonista del rilancio nazionale, non il confine geografico e politico entro il quale racchiudere il nostro partito.
UNA DEMOCRAZIA CRISTIANA PRESENTE IN TUTTE LE REGIONI E PROVINCE D’ITALIA
Il vero rinnovamento della Democrazia Cristiana passa necessariamente attraverso la costruzione di una struttura organizzativa nazionale solida, democratica e capillare.
Dobbiamo tornare a essere presenti in tutte le venti regioni italiane, nelle province, nei comuni, nelle città e nei piccoli centri.
Occorre promuovere la nascita e il consolidamento delle segreterie regionali, provinciali e cittadine, valorizzando uomini e donne che desiderano impegnarsi in politica con spirito di servizio, competenza, passione e coerenza con i principi della Dottrina Sociale della Chiesa.
Non possono esistere territori di serie A e territori di serie B. Non possono esserci dirigenti che contano soltanto per la loro provenienza geografica o per la loro appartenenza a determinate correnti.
La nuova Democrazia Cristiana deve essere la casa comune di tutti coloro che si riconoscono nei valori del popolarismo cristiano, della solidarietà, della sussidiarietà, della centralità della persona, della famiglia, del lavoro e del bene comune.
Una forza politica autenticamente nazionale deve saper rappresentare le esigenze del Mezzogiorno come quelle del Nord, le difficoltà delle aree interne come quelle delle grandi città, le aspirazioni dei giovani come le necessità degli anziani e delle famiglie.
Questa è la Democrazia Cristiana che dobbiamo ricostruire.
GIANPIERO SAMORÌ: DIECI MESI CHE HANNO DIMOSTRATO LA POSSIBILITÀ DI UN NUOVO CORSO
In questo percorso di rinnovamento ritengo che il professor avvocato Gianpiero Samorì rappresenti la figura più adatta a guidare la nuova stagione della Democrazia Cristiana.
Non si tratta di una valutazione dettata da simpatie personali, ma di un giudizio politico maturato osservando il lavoro svolto in questi dieci mesi di gestione del partito.
Samorì ha dimostrato, a mio giudizio, di possedere qualità fondamentali per guidare una formazione politica che ambisce a ritrovare una dimensione nazionale: capacità organizzativa, autorevolezza professionale, visione strategica, determinazione e una significativa capacità comunicativa.
In questi mesi è stato avviato un percorso di riorganizzazione territoriale che ha coinvolto diverse regioni italiane, favorendo l’individuazione di nuovi responsabili, il coinvolgimento di nuove energie e il rafforzamento della presenza politica della Democrazia Cristiana.
La stessa preparazione del XXI Congresso Nazionale, attraverso le assemblee precongressuali provinciali e regionali, rappresenta un passaggio importante per restituire centralità alla partecipazione democratica degli iscritti e dei delegati.
Naturalmente il lavoro da compiere è ancora molto e nessuno può pensare che dieci mesi siano sufficienti per ricostruire completamente un partito dalla storia così importante.
Ma la direzione intrapresa è, a mio avviso, quella giusta e sarebbe un grave errore politico interrompere proprio adesso questo percorso di rilancio.
Samorì ha dimostrato di saper guardare oltre i confini regionali, di voler costruire una squadra dirigente diffusa sul territorio nazionale e di avere l’ambizione di restituire alla Democrazia Cristiana una presenza riconoscibile nel panorama politico italiano.
BASTA PERSONALISMI E LOGICHE DI POTERE: IL PARTITO DEVE APPARTENERE AGLI ISCRITTI
Il rinnovamento non può essere soltanto geografico e organizzativo. Deve essere soprattutto morale, culturale e politico.
La Democrazia Cristiana non può tornare a essere credibile se continua a essere condizionata da personalismi, contrapposizioni permanenti, interessi particolari e logiche di gestione del potere.
Abbiamo il dovere di recuperare il significato più autentico dell’impegno politico cristianamente ispirato.
Don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi, Aldo Moro, Giorgio La Pira e tanti altri protagonisti della nostra storia ci hanno insegnato che la politica deve essere prima di tutto servizio alla comunità.
Non è sufficiente richiamarsi al nome della Democrazia Cristiana o esibire lo Scudo Crociato per essere autenticamente democristiani.
Essere democristiani significa rispettare le regole, praticare il dialogo, riconoscere il valore delle persone, promuovere la partecipazione e mettere il bene comune davanti agli interessi personali.
Per questo motivo il nuovo gruppo dirigente nazionale dovrà nascere da un percorso congressuale trasparente, democratico e rispettoso dello Statuto e del Regolamento congressuale.
Le diverse componenti territoriali dovranno trovare un’adeguata rappresentanza, ma nessuna potrà pretendere di esercitare un ruolo egemonico sulle altre.
La Democrazia Cristiana deve appartenere ai suoi iscritti, ai suoi militanti e alle comunità territoriali che quotidianamente lavorano per mantenerne vivi i valori.
IL XXI CONGRESSO NAZIONALE DEVE SEGNARE UNA SVOLTA STORICA
Il Congresso Nazionale del 24 e 25 ottobre rappresenta dunque un’occasione straordinaria.
Non dobbiamo limitarci a eleggere un Segretario Nazionale e i nuovi organismi dirigenti.
Dobbiamo scegliere quale Democrazia Cristiana vogliamo costruire nei prossimi anni.
Vogliamo un partito chiuso nelle contrapposizioni territoriali oppure una grande comunità politica nazionale?
Vogliamo continuare a discutere di equilibri interni e posizioni personali oppure tornare a occuparci concretamente dei problemi degli italiani?
Vogliamo conservare ciò che resta del passato oppure utilizzare le nostre radici per costruire il futuro?
Per quanto mi riguarda, la risposta è chiara.
Voglio una Democrazia Cristiana nazionale, libera dai condizionamenti territoriali, aperta alle nuove generazioni, rispettosa delle proprie radici cristiane e capace di tornare protagonista della vita politica italiana.
Una Democrazia Cristiana nella quale la Sicilia, l’Emilia-Romagna, la Lombardia, il Piemonte, il Veneto, la Puglia, la Calabria, la Campania, il Lazio e tutte le altre regioni possano contribuire, con pari dignità, alla costruzione di un progetto politico condiviso.
Una Democrazia Cristiana che sappia dialogare con le altre forze politiche senza rinunciare alla propria identità e alla propria autonomia.
Una Democrazia Cristiana che torni a parlare alle famiglie, ai lavoratori, agli imprenditori, ai giovani, ai pensionati e a tutti coloro che chiedono alla politica serietà, competenza e responsabilità.
SAMORÌ PUÒ GUIDARE QUESTO RINNOVAMENTO
Sono convinto che Gianpiero Samorì abbia le caratteristiche necessarie per assumere questa responsabilità.
Il lavoro svolto in questi dieci mesi costituisce, a mio giudizio, una base concreta sulla quale costruire il futuro.
Sarà naturalmente il Congresso Nazionale, nella piena espressione della propria sovranità e nel rispetto delle regole statutarie, a scegliere democraticamente la guida politica del partito.
La mia convinzione è che la continuità del percorso avviato da Samorì rappresenti oggi la scelta più utile per consolidare la riorganizzazione nazionale e dare alla Democrazia Cristiana nuove prospettive.
Non abbiamo bisogno di uomini soli al comando, ma di una guida autorevole capace di valorizzare una squadra di dirigenti preparati, motivati e rappresentativi di tutta l’Italia.
La Democrazia Cristiana non deve rinnegare la propria storia. Deve avere il coraggio di scriverne una nuova pagina.
La Sicilia continuerà a essere una componente fondamentale del nostro partito, ma la nostra prospettiva deve essere l’Italia intera.
Perché la Democrazia Cristiana non appartiene a una regione, a una corrente o a un singolo dirigente.
La Democrazia Cristiana appartiene a tutti coloro che credono nella libertà, nella democrazia, nella solidarietà e nella politica come servizio al bene comune.
È questa la sfida che ci attende.
È questa la responsabilità che dobbiamo assumerci.
È questo il rinnovamento che il XXI Congresso Nazionale deve avere il coraggio di realizzare.
LIBERI E FORTI, PER UNA DEMOCRAZIA CRISTIANA FINALMENTE NAZIONALE!
Penna Bianca
23 ottobre 2026

