COMUNICATO STAMPA
Morgese: “Botti di Capodanno a Ravenna: il Sindaco dimentica la prevenzione culturale, mentre altre città dimostrano che la sensibilizzazione funziona”
Il dibattito sui botti di Capodanno non può essere liquidato come una contrapposizione tra chi vuole vietare tutto e chi rivendica una tradizione. È, piuttosto, una questione di responsabilità pubblica, di metodo amministrativo e di visione culturale.
L’ordinanza del Comune di Ravenna che ha introdotto un divieto generalizzato sull’uso di petardi e fuochi d’artificio rappresenta un segnale politico chiaro. Tuttavia, la principale critica della Democrazia Cristiana va alla totale assenza di una campagna di sensibilizzazione culturale a supporto del provvedimento. «Un divieto senza spiegazione resta una regola che non parla alle persone», afferma Giovanni Morgese.
In molte città italiane amministrazioni hanno accompagnato misure restrittive con campagne mirate di sensibilizzazione rivolte a cittadini e famiglie. A Firenze, per esempio, l’Amministrazione ha promosso una campagna di comunicazione contro l’uso dei botti facendo leva sul rispetto per gli animali e la sicurezza collettiva, con messaggi chiari e partecipazione pubblica diffusa in vista del Capodanno.
Anche ad Alessandria il Comune ha lanciato iniziative come “Botti? No grazie!”, rivolgendosi in particolare alle famiglie e ai giovani per richiamare l’attenzione sulle conseguenze negative dell’uso di petardi e artifici pirotecnici, con messaggi che invitano a celebrazioni più sicure e consapevoli.
I dati emersi dopo la notte di Capodanno parlano con chiarezza: il divieto a Ravenna è stato disatteso in larga parte, le sanzioni minime, mentre la città ha comunque vissuto ore di scoppi diffusi. Al tempo stesso, non si sono registrati feriti in ospedale né episodi gravi legati agli animali sul territorio comunale.
“Questo non significa che il problema non esista”, precisa Morgese, “ma dimostra che un divieto totale, se non è accompagnato da un percorso di responsabilizzazione, rischia di restare solo sulla carta”.
La politica ha il dovere di andare oltre il gesto simbolico. Se l’obiettivo è davvero cambiare comportamenti radicati, la strada maestra è quella culturale ed educativa.
“Ora il messaggio deve passare dalle scuole” afferma il Segretario provinciale. «È lì che un divieto può trasformarsi in cultura, diventando una scelta consapevole e non un obbligo imposto».
Parallelamente, è necessario un cambio di approccio amministrativo. Un divieto totale e indistinto rischia di essere percepito come irrealistico e quindi ignorato. La Democrazia Cristiana propone una regolamentazione più mirata, ispirata anche alle esperienze di altre città italiane dove le limitazioni sono state applicate per zone specifiche o aree sensibili, includendo parchi pubblici, parchi per cani, zone verdi e spazi con forte presenza di animali.
“Proteggere questi luoghi significa tutelare davvero chi è più vulnerabile” osserva Morgese, “senza trasformare tutta la città in un’area di conflitto tra regole e abitudini”.
La vera sfida non è scegliere tra permissivismo e proibizionismo, ma costruire un equilibrio tra libertà e responsabilità, tra tradizione e rispetto, tra festa e convivenza civile.
«La politica non deve limitarsi a vietare», conclude Morgese, «deve accompagnare i cambiamenti, spiegare le ragioni delle scelte e aiutare la comunità a crescere».
La Democrazia Cristiana continuerà a sostenere un modello di città fondato sul buon senso, sulla gradualità e sulla crescita culturale, perché solo così anche le decisioni più delicate possono diventare patrimonio condiviso e non motivo di divisione.
Giovanni Morgese
Segretario Provinciale
Democrazia Cristiana – Ravenna

—-a cura del Coordinamento nazionale ed interregionale della comunicazione della Democrazia Cristiana—-

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