Morgese: «Abbiamo avuto la possibilità di leggere e approfondire l’intero documento. Ci sono proposte concrete che meritano di essere discusse e verificate»

RAVENNA – La sicurezza non può essere ridotta a una contrapposizione tra destra e sinistra, né può essere affrontata esclusivamente attraverso la richiesta di maggiori organici delle Forze dell’Ordine. È una responsabilità che coinvolge tutte le istituzioni, ciascuna nell’ambito delle proprie competenze.

È questa la premessa con cui Giovanni Morgese, esponente della Democrazia Cristiana, interviene sul Pacchetto Sicurezza elaborato dai gruppi consiliari di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Viva Ravenna.

«Abbiamo avuto la possibilità di leggere e approfondire l’intero pacchetto – spiega Morgese – e ritengo doveroso riconoscere ai tre gruppi consiliari un merito: hanno cercato di trasformare il tema della sicurezza da terreno di polemica politica in un insieme organico di proposte, individuando strumenti, costi, tempi e possibili modalità di finanziamento».

Il documento affronta infatti temi diversi ma tra loro collegati: il potenziamento operativo della Polizia Locale attraverso l’impiego di personale civile nel back office, gli Street Tutor, la vigilanza privata con funzioni rigorosamente ausiliarie, le body cam, il Taser, il presidio nella zona Stazione-Giardini Speyer, le unità cinofile antidroga, l’impiego dei droni, l’integrazione della videosorveglianza, il coinvolgimento delle telecamere private e il potenziamento dei servizi notturni della Polizia Locale.

«La parte che considero particolarmente significativa – prosegue Morgese – è il tentativo di affrontare la sicurezza come un sistema, e non come la somma di singoli strumenti. Telecamere, droni, Polizia Locale, Forze di Polizia, presidio del territorio e sicurezza partecipata acquistano efficacia soltanto se inseriti in un modello coordinato».

La lettura dell’intero pacchetto è stata accompagnata anche da un confronto tra Giovanni Morgese e Stefano Bandini, con l’obiettivo di valutarne la concreta applicabilità, le competenze istituzionali coinvolte e la sostenibilità delle proposte.

«Il confronto – sottolinea Morgese – è stato utile per approfondire soprattutto gli aspetti tecnici e istituzionali. È una distinzione fondamentale: il Comune non deve sostituirsi allo Stato e alle Forze di Polizia nelle funzioni di pubblica sicurezza, ma non può nemmeno utilizzare questa competenza statale come alibi per non esercitare fino in fondo le proprie responsabilità in materia di sicurezza urbana».

Secondo Morgese, è proprio questo il punto sul quale Ravenna dovrebbe aprire una riflessione.

«Il D.L. 14 del 2017 sulla sicurezza integrata ha costruito un modello nel quale Stato, Prefettura, Forze di Polizia, Regioni e Comuni sono chiamati a collaborare. Il tema, quindi, non è stabilire chi abbia la responsabilità della sicurezza in astratto. Il tema è capire quanto ciascuno stia facendo concretamente nell’ambito delle proprie competenze».

Particolarmente interessante, secondo la Democrazia Cristiana, è anche l’attenzione dedicata agli strumenti già disponibili.

«Ravenna dispone già di un patrimonio tecnologico importante. Il documento richiama i sistemi di videosorveglianza, i droni già in dotazione alla Polizia Locale e altri strumenti acquistati con risorse pubbliche. La domanda politica è semplice: questi strumenti vengono utilizzati al massimo delle loro potenzialità? E, soprattutto, esiste una programmazione stabile oppure si interviene soltanto quando arriva un finanziamento regionale o ministeriale?».

Morgese invita però a non trasformare le proposte in facili soluzioni.

«Una valutazione seria deve distinguere ciò che è immediatamente realizzabile da ciò che richiede autorizzazioni, protocolli, formazione, coordinamento interistituzionale e verifiche sul piano della privacy e della sicurezza. Penso, ad esempio, all’utilizzo dei droni, alle body cam, all’integrazione delle sale operative e all’impiego di soggetti privati. Sono strumenti interessanti, ma devono essere utilizzati dentro regole precise. È proprio questo che rende credibile una proposta: non promettere ciò che non si può fare, ma costruire il percorso per fare ciò che è possibile».

La Democrazia Cristiana guarda quindi con interesse anche alla parte economica del documento.

«Un altro elemento positivo è il tentativo di rispondere a una domanda che troppo spesso rimane senza risposta: quanto costa e dove si trovano le risorse? Non tutte le cifre potranno naturalmente essere considerate definitive e dovranno essere verificate dagli uffici competenti. Ma il fatto stesso di aver accompagnato le proposte con una prima analisi dei costi rappresenta un passo avanti rispetto alla politica degli annunci».

E proprio sul bilancio Morgese individua una questione politica centrale.

«La sicurezza si misura anche attraverso le scelte di bilancio. Se la consideriamo davvero una priorità, dobbiamo avere il coraggio di destinare risorse strutturali, senza limitarci ad attendere il prossimo bando regionale o ministeriale. I contributi esterni sono importanti, ma non possono essere l’unico motore delle politiche di sicurezza».

La Democrazia Cristiana, pertanto, non intende limitarsi ad approvare o respingere in blocco il Pacchetto Sicurezza.

«La nostra posizione è semplice – conclude Morgese –: le proposte vanno discusse, verificate e, dove possibile, trasformate in atti concreti. Alcune potranno essere immediatamente perseguibili, altre dovranno essere corrette o approfondite. Ma sarebbe un errore liquidare un lavoro di questo tipo con una contrapposizione ideologica».

«La sicurezza – conclude Morgese – non è patrimonio di una parte politica. È un diritto dei cittadini e un dovere delle istituzioni. La Democrazia Cristiana vuole stare esattamente in questo spazio: quello della politica che ascolta, studia, verifica e propone. Perché sulla sicurezza non servono né slogan né paure alimentate artificialmente. Servono presenza sul territorio, responsabilità istituzionale, competenza e capacità di trasformare le risorse pubbliche in sicurezza reale».


A. Cura del Coordinamento nazionale ed interregionale della comunicazione della Democrazia Cristiana

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