
Ravenna, 21 marzo 2026 – Fa discutere il caso del giovane creator ravennate finito sotto indagine per aver pubblicato su TikTok video in cui “recensiva” messe e chiese con voti e commenti, in uno stile a metà tra l’intrattenimento e la provocazione. Un linguaggio tipico dei social, che però ha urtato la sensibilità di diversi fedeli, portando a una denuncia per vilipendio della religione.
Sulla vicenda interviene il segretario provinciale della Democrazia Cristiana Giovanni Morgese, che invita ad abbassare i toni e a riportare il confronto su un piano più profondo. «È giusto interrogarsi sull’opportunità di certi contenuti – afferma – perché la liturgia non è uno spettacolo né un prodotto da valutare. Per chi crede, rappresenta un momento sacro e comunitario che merita rispetto».
Ma accanto al richiamo al rispetto, Morgese sottolinea anche un altro aspetto, spesso trascurato nel dibattito pubblico. «Il Vangelo che ogni giorno viene proclamato nelle nostre chiese parla con chiarezza: Gesù non ha mai invocato punizioni, ma ha sempre indicato la strada del perdono, della comprensione e della misericordia».
Da qui una riflessione che guarda anche al ruolo della comunità ecclesiale. «Forse il segno più forte – prosegue – sarebbe stato un altro: non tanto quello della reazione o della denuncia, quanto quello della preghiera. Di fronte a un gesto ritenuto irrispettoso, si sarebbe potuto offrire una testimonianza ancora più incisiva scegliendo di pregare pubblicamente per questo giovane».
Un approccio che, secondo il segretario, avrebbe trasmesso un messaggio diverso: «Non la contrapposizione, ma l’accoglienza; non la sanzione, ma l’invito a comprendere più a fondo ciò che forse, con leggerezza, è stato frainteso».
Il caso riapre così un tema sempre attuale: il confine tra libertà di espressione e rispetto del sentimento religioso. «Il rischio – conclude Morgese – è quello di trasformare ogni provocazione in uno scontro giudiziario. In una società già divisa, il compito più difficile è tenere insieme libertà e responsabilità, senza dimenticare che la forza del messaggio cristiano non sta nella punizione, ma nella capacità di perdonare».
—a cura del Coordinamento nazionale ed interregionale della comunicazione della Democrazia Cristiana—-

